14 settembre 2021
Quando la pausa concessa al lavoratore costituisce «orario di lavoro»?

Qualora il lavoratore non sia libero di gestire liberamente il tempo a sua disposizione durante le pause di lavoro, queste costituiscono «orario di lavoro» ai sensi dell'art. 2, direttiva 2003/88/CE.

La Redazione

La vicenda coinvolge un vigile del fuoco della Repubblica Ceca soggetto ad un regime di lavoro a turni. Durante l'orario di lavoro, egli poteva usufruire di due pause per i pranzi e di un riposo della durata pari a 30 minuti ciascuna. In tale arco temporale, ivi comprese le pause, egli era comunque tenuto ad essere reperibile e pronto a salire sul veicolo entro due minuti.
In tale contesto, le pause venivano conteggiate nell'orario di lavoro solo qualora interrotte da una partenza immediata, mentre le altre non venivano retribuite.  

Con la sentenza del 9 settembre 2021 nella causa C-107/19, la Corte di Giustizia europea ha innanzitutto qualificato il periodo di pausa quale orario di lavoro, evidenziando che, in base alla direttiva 2003/88/CE, nell'orario di lavoro rientrano tutti i momenti in cui il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro, essendo evidente che, come nella vicenda in oggetto, il lavoratore che interrompe la pausa per un intervento resta a disposizione dell'azienda.

Alla luce di ciò, la CGUE così conclude: «L'articolo 2 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che la pausa concessa a un lavoratore durante il suo orario di lavoro giornaliero, durante la quale egli, se necessario, deve essere pronto a partire per un intervento entro due minuti, costituisce «orario di lavoro», ai sensi di tale disposizione, quando da una valutazione globale di tutte le circostanze pertinenti risulta che i vincoli imposti a detto lavoratore durante la pausa di cui trattasi sono di natura tale da pregiudicare in modo oggettivo e assai significativo la facoltà, per quest'ultimo, di gestire liberamente il tempo durante il quale i suoi servizi professionali non sono richiesti e di dedicare tale tempo ai propri interessi».