9 dicembre 2021
Non integra violazione della privacy il trattamento di dati giudiziari da parte del datore di lavoro se…

Il Tribunale di Roma ha affermato che il datore di lavoro può trattare il dato giudiziario, relativo a una condanna, inerente a un proprio dipendente qualora sia necessario per la protezione, anche della sfera morale, di una dipendente vittima di molestie.

La Redazione

Il caso in esame ha ad oggetto una spiacevole vicenda che aveva visto la condanna, da parte del Tribunale Penale, di un lavoratore per molestie e violazione del sistema informatico a danno di una propria collega. Qualche anno dopo il condannato è stato assunto, con contratto di lavoro a tempo determinato, da altra società che vantava nell'organigramma proprio la persona che aveva subito tale condotta criminosa la quale aveva informato il datore di lavoro di quanto occorso chiedendo allo stesso di garantire al sua sicurezza. Il datore di lavoro aveva iniziato un procedimento disciplinare nei confronti del condannato sospendendolo dalle proprie mansioni lavorative per non aver informato del fatto l'azienda nel corso del colloquio di assunzione manifestando subito l'intenzione di non rinnovare il contratto. L'interessato ha chiesto al Garante Privacy di sanzionare l'azienda stante la violazione dell'art. 21 e 27 Codice della privacy, applicabile ratione tempore, avendo trattato il dato in assenza di espressa autorizzazione di legge o provvedimento del garante che specifichi le rilevanti finalità di interesse pubblico; ciò in quanto la sentenza di condanna non può essere considerata un atto pubblico accessibile a terzi. Il Garante ha confermato la liceità dell'utilizzo del dato respingendo la richiesta di irrogazione della sanzione. Provvedimento che è stato impugnato avanti al Tribunale.

Preliminarmente l'A.G.O. ha affermato che nel caso di specie deve trovare applicazione, ratione temporis, il D.Lgs. n. 196/03 nella sua formulazione anteriore alla novella di cui al D.Lgs n. 101/18 essendo i fatti occorsi prima dell'entrata in vigore della stessa. Detto ciò il Tribunale conferma che la sentenza possa essere qualificata come un dato giudiziario ai sensi dell'art. 4, lettera e, del Codice Privacy in quanto tale documento contiene i dati personali che rivelano la qualità di imputato in quel procedimento. Ne consegue che tale dato debba essere trattato con le modalità indicate dall'art. 27 Codice Privacy secondo il quale il trattamento di tale tipologia di dati è consentito unicamente se autorizzato da espressa disposizione di legge o provvedimento emesso dal Garante che specifichi le rilevanti finalità di interesse pubblico del trattamento stesso. Orbene con l'autorizzazione n. 7 del 15 dicembre 2016 l'Autorità indipendente ha precisato che «l'autorizzazione è rilasciata, anche senza richiesta, a persone fisiche e giuridiche…che…sono parte di un rapporto di lavoro» nell'ipotesi in cui il trattamento sia indispensabile per adempiere a obblighi previsti da Leggi (comunitarie o nazionali), regolamenti anche aziendali, CCNL, ai soli fini della gestione del rapporto di lavoro. Orbene l'art. 2087 c.c. impone un obbligo di protezione al datore di lavoro al fine di garantire la sicurezza dei propri dipendenti anche in un'ottica preventiva. In altre parole il datore di lavoro ha l'obbligo di prevenire le possibili situazioni di pericolo, anche se potenziali, a cui potrebbero essere sottoposti i lavoratori. Non solo detta disposizione codicistica ha ad oggetto anche la tutela della c.d. “personalità morale” della dipendente in passato vittima di stalking. Pertanto il Tribunale ha confermato la legittimità del trattamento de dato giudiziario da parte del datore di lavoro stante la finalità di tutelare la sicurezza, che se per un pericolo potenziale, della dipendente vittima di molestie.

Con sentenza n. 16824 del 17 novembre 2021, il Tribunale di Roma ha osservato che il diritto alla privacy, spesso invocato in modo improprio, deve essere sempre contemperato anche con altri diritti. Più precisamente il datore di lavoro ha sempre il diritto di trattare dati giudiziari qualora tale condotta sia necessaria per tutelare i propri dipendenti nel rispetto dell'obbligo di legge previsto dall'art. 2087 c.c.. Non solo tale tutela non deve essere intesa unicamente nei confronti di pericoli certi e materiali ma il datore ha l'obbligo di prevenire situazioni potenzialmente lesive che possono interessare anche la sfera morale del dipendente in quanto tutti hanno diritto a svolgere le proprie mansioni lavorative in tranquillità.