26 aprile 2022
Condivisione di contenuti online: la normativa comunitaria sul diritto d’autore confligge con la libertà di espressione?

Risposta negativa dalla CGUE. L'obbligo per i fornitori di servizi di controllare i contenuti che gli utenti vogliono condividere online, finalizzato a prevenire la messa in rete di materiale protetto, è accompagnato dalle garanzie necessarie per assicurare la sua compatibilità con la libertà di espressione.

La Redazione
L'onere per i fornitori di servizi di condivisione di contenuti online di controllare ciò che gli utenti intendono caricare sulle loro piattaforme prima della loro diffusione al pubblico, derivante dal regime specifico di responsabilità introdotto dalla Direttiva sul diritto d'autore sui diritti connessi nel mercato unico digitale, non viola la libertà di espressione e d'informazione dei fruitori di tali servizi.
 
Questo è quanto ha stabilito la Corte di Giustizia UE con la sentenza nella causa C-401/19 del 26 aprile, con la quale ha respinto il ricorso presentato dalla Polonia che chiedeva l'annullamento dell'articolo 17 della Direttiva 2019/790 in tema.
 
Come risaputo, la norma stabilisce che i fornitori di servizi di condivisione di contenuti online («web 2.0») sono direttamente responsabili quando materiali protetti sono caricati illegalmente dagli utenti dei loro servizi. Gli stessi soggetti, tuttavia, possono esonerarsi da tale responsabilità tramite la sorveglianza attiva sui contenuti condivisi, attività finalizzata a prevenire la messa in rete di materiali protetti che i titolari dei diritti non desiderano rendere accessibili.
 
Al riguardo la CGUE rileva in primo luogo che il legislatore comunitario ha già espressamente vietato tutte quelle misure che filtrano e bloccano i contenuti leciti all'atto del caricamento. Un sistema di filtraggio tout court infatti, non in grado di distinguere tra n contenuti illeciti e contenuti leciti, sarebbe incompatibile con la libertà di espressione e d'informazione e gravemente lesivo del giusto bilanciamento tra i diritti in gioco. Ancora, l'applicazione della direttiva non comporta alcun obbligo generale di sorveglianza, il che implica che i fornitori di servizi non possono essere tenuti a prevenire il caricamento e la messa a disposizione del pubblico di contenuti la constatazione della cui illeceità richiederebbe, da parte loro, una valutazione autonoma del contenuto alla luce delle informazioni fornite dai titolari dei diritti nonché di eventuali eccezioni e limitazioni al diritto d'autore. Sono, infine, previste apposite garanzie procedurali che tutelano il diritto alla libertà di espressione e d'informazione degli utenti di tali servizi qualora i fornitori disabilitino, per errore o senza alcun fondamento, contenuti totalmente leciti.