22 settembre 2021
Compensazione delle spese: quando la questione trattata può dirsi «nuova»?

Con l'ordinanza depositata oggi, la Corte di Cassazione afferma che la condizione di assoluta novità della questione è determinata dall'inesistenza di precedenti in un quadro che resta comunque contrassegnato da una forte controvertibilità sul tema.

La Redazione

La Corte d'Appello di Perugia dichiarava nulli due lodi emessi nel quadro di una controversia arbitrale in tema di esecuzione di un contratto di appalto. In particolare, la Corte aveva disposto la compensazione delle spese per via della novità e dell'oggettiva incertezza della questione affrontata.
In tale contesto, l'attuale ricorrente si rivolge alla Corte di Cassazione, lamentando il fatto che il Giudice avesse compensato le spese processuali pur in assenza delle condizioni che avrebbero consentito la stessa, non ricorrendo la fattispecie della novità e dell'oggettiva incertezza in relazione alla questione trattata.

Con l'ordinanza n. 25655 del 22 settembre 2021, la Suprema Corte dichiara il motivo di ricorso fondato, ribadendo che «in assenza di soccombenza reciproca delle parti, la compensazione delle spese di lite poteva essere dunque disposta soltanto nell'eventualità di assoluta novità della questione trattata o di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti o nelle ipotesi di sopravvenienze relative a tali questioni e di assoluta incertezza che presentassero la stessa o una maggiore gravità ed eccezionalità delle situazioni tipiche espressamente previste dall'art. 92 cit., comma 2, c.p.c.».
Ciò rilevato, il Giudice aveva fondato la statuizione sulle spese sulla novità della questione affrontata, in particolare sulla parte dove dava atto che la mancata adesione del ricorrente alla procedura arbitrale proposta contro di lui privava gli arbitri della potestas judicandi, discendendo tale conclusione dall'interpretazione della clausola compromissoria compiuta dal Giudice di merito.

Ciò posto, la Corte afferma che «sebbene non possa escludersi che l'assoluta novità possa inerire a una questio facti (…) è evidente che la pronuncia di compensazione non avrebbe potuto basarsi sulla semplice mancata evidenza, per il giudice, di precedenti di merito che si siano occupati dell'esegesi di quella disposizione contrattuale». Occorre, infatti, tenere in considerazione che «la condizione di assoluta novità della questione è solo quella riconducibile a una situazione di oggettiva e marcata incertezza, non orientata dalla giurisprudenza: quel che rileva è, dunque, l'inesistenza di precedenti in un quadro pur sempre contrassegnato dalla forte controvertibilità della questione».
Segue l'accoglimento del ricorso.