2 novembre 2021
Estinzione per compensazione: il modello F24 non è idoneo a dimostrare la sussistenza dei requisiti legali

Con l'ordinanza in commento, la Cassazione ribadisce che la compensazione è un mezzo di estinzione dell'obbligazione diverso dal pagamento, conseguendone che il debitore deve dimostrare che sussistono i presupposti per produrre l'effetto estintivo. Il modello F24 non è idoneo ad ottemperare a tale onere probatorio.

La Redazione

I Giudici di primo grado accoglievano il ricorso di un notaio con cui impugnava l'avviso di liquidazione relativo all'atto da lui rogato con il quale una società cedeva un credito ad un'altra società, deducendone la nullità per carenza di motivazione nonché la falsa applicazione dell'art. 27 TUR poiché l'ufficio aveva applicato l'imposta proporzionale di registro nella misura dello 0,50% in luogo di quella fissa.
In sede di gravame avanzato dall'Agenzia delle Entrate, il contribuente chiedeva di dichiarare la cessazione della materia del contendere per intervenuto pagamento, tramite compensazione, dell'intero ammontare dell'imposta  da parte della società coobbligata.
L'appellante si opponeva, deducendo che tale società intendeva opporre un credito IVA inesistente.

La CTR accoglieva l'appello ritenendo corretta l'applicazione dell'imposta pari allo 0,50% poiché la cessione di crediti è esclusa dal campo di applicazione dell'IVA se trattasi di operazione di natura non finanziaria. Inoltre, l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la dichiarazione del contribuente di compensare il debito con credito, impedendo in tal modo la cessazione della materia del contendere.

Avverso tale decisione, il contribuente propone ricorso per cassazione, lamentando, tra i motivi di doglianza, di aver provato l'intervenuto pagamento dell'imposta da parte della società coobbligata attraverso il deposito del modello F24 e l'estratto di ruolo da cui risultava l'estinzione del debito.

Con l'ordinanza n. 30865 del 29 ottobre 2021, la Corte di Cassazione ritiene infondata la doglianza in esame.
Nelle sue argomentazioni, la Corte sostiene che la compensazione è un mezzo di estinzione dell'obbligazione diverso dal pagamento, poiché produce l'effetto estintivo solo se rispetta le condizioni di legge (nel caso in esame i due debiti devono essere ugualmente liquidi ed esigibili). Ne consegue che, il debitore non può limitarsi a provare che il coobbligato ha portato in compensazione un credito, poiché deve altresì dimostrare che sussistono i presupposti per produrre l'effetto estintivo.

Sulla questione è stato affermato che «per aversi l'effetto estintivo proprio della compensazione è necessario qualcosa di più della dichiarazione del debitore di voler compensare con un determinato credito da lui vantato perché ciò di per sé non dimostra la sussistenza dei requisiti legale del controcredito; di contro la contestazione da parte del debitore esclude la liquidità del credito, laddove la legge richiede, affinchè si verifichi la compensazione legale, la contestuale presenza dei requisiti della certezza, liquidità ed esigibilità del credito stesso».

Nel caso di specie, né il modello F24 né l'estratto di ruolo a debito zero costituiscono la prova dell'avvenuta estinzione in quanto non sono idonei a provare la sussistenza dei presupposti di legge affinchè si verifichi l'effetto estintivo. Non può dirsi dunque che il contribuente abbia provato il pagamento del debito tributario, né che si sia estinto per causa diversa dal pagamento, poiché l'Agenzia delle Entrata aveva contestato l'esistenza del controcredito portato in compensazione, privando così il vantato credito dei requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità.

Alla luce di tali osservazioni, la Cassazione ritiene corretto il ragionamento della CTR, conseguendone il rigetto del ricorso.