20 maggio 2022
Colpita (e affondata) al supermercato dalle porte automatiche: la responsabilità è extracontrattuale e si prescrive in 5 anni
Non rileva la distinzione tra acquirente o non acquirente, sussiste comunque la responsabilità del custode.
di Avv. Renato Savoia
Il caso

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La Terza sezione Civile della Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16224/22 del 4 aprile 2022 e depositata il 19 maggio 2022, decidendo sulla natura della responsabilità di un supermercato per le lesioni subite da una cliente che era stata colpita violentemente dalle porte a scorrimento automatico, ha colto l'occasione per esprimersi sulla sussistenza dei cd. “obblighi di protezione”.
La richiesta risarcitoria promossa dalla donna era stata rigettata sia in primo che in secondo grado. Entrambi i giudizi di merito avevano visto l'accoglimento dell'eccezione di prescrizione quinquennale, trattandosi di un'ipotesi di responsabilità aquiliana, e la Corte di secondo grado aveva inoltre escluso che la responsabilità del supermercato potesse essere riconosciuta di natura contrattuale (da cui sarebbe invece derivata l'applicabilità del maggior termine di prescrizione decennale) quale responsabilità scaturente dalla violazione di obblighi derivanti dal contratto di vendita stipulato tra la società gestrice del supermercato e la cliente, ulteriori rispetto a quelli tipicamente contemplati a carico del venditore dall'art. 1476 del Codice civile ed aventi ad oggetto la salvaguardia della integrità fisica della persona del creditore all'interno dei locali del debitore.
Tali obbligazioni (c.d. "obblighi di protezione"), in quanto relative all'ambiente circostante al luogo dell'adempimento, secondo la Corte Territoriale potrebbero riscontrarsi unicamente in quelle figure negoziali in cui l'uso dello spazio fosse parte della prestazione contrattuale, mentre non potrebbero trovare la propria fonte nella vendita, quale contratto da cui scaturiscono a carico del venditore le sole obbligazioni tipiche, specificamente individuate dall'art. 1476 cod. civ..

Il diritto

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L'unico motivo di ricorso si è concentrato sulla natura della responsabilità della struttura commerciale, criticando la sentenza di appello nella parte in cui ha escluso il carattere anche contrattuale della responsabilità medesima.
Secondo la tesi della ricorrente da un lato dal contratto di vendita stipulato dalla cliente all'interno del supermercato sarebbero discese a carico della venditrice obbligazioni ulteriori (i già citati "obblighi di protezione") rispetto a quelle previste dall'art. 1476 cod. civ., aventi ad oggetto la salvaguardia dell'incolumità personale del compratore.
Dall'altro, tali obbligazioni deriverebbero anche dal c.d. "contatto sociale” instauratosi tra la cliente e la società gestrice del supermercato.
Mentre per quanto concerne quest'ultimo aspetto, trattandosi di domanda introdotta nel giudizio solo con la comparsa conclusionale d'appello, la Suprema Corte non ha potuto che rilevarne la tardività, relativamente alla prima argomentazione la Cassazione, che ha rigettato il ricorso confermando così la statuizione di secondo grado, ha però ritenuto di correggere la motivazione data nella sentenza di secondo grado.
Secondo gli Ermellini era infatti la decisione di seconde cure nel momento in cui aveva distinto la sussistenza di obblighi di protezione a carico del supermercato a seconda del contratto intervenuto con il danneggiato non era corretta.
Infatti, «l'interesse del cliente di un supermercato a conservare la propria integrità fisica dinanzi al fatto dannoso che può verificarsi all'interno dei locali dello stesso, è un interesse che riceve tutela nella vita di relazione a prescindere dall'acquisto delle merci ivi poste in vendita, e la cui lesione costituisce danno ingiusto risarcibile a titolo di responsabilità extracontrattuale».
In particolare quell'ipotesi di responsabilità aquiliana prevista dall'art. 2051 del Codice civile, ovvero la responsabilità del custode.
Conseguentemente, ha statuito la Terza sezione della Cassazione, non è corretto affermare che l'osservanza del dovere di salvaguardia della persona e dei beni del creditore corrisponda all'adempimento di obbligazioni accessorie, concettualmente distinte ed ulteriori rispetto all'obbligazione dedotta nel contratto, quando invece  corrisponde all'esatto adempimento di questa obbligazione, avuto riguardo alla determinazione del contenuto della prestazione in relazione all'interesse creditorio.

La lente dell'autore

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La Cassazione ha dunque sancito il principio secondo cui, ferma la natura extracontrattuale della responsabilità per i danni subiti da un soggetto a causa di cose (come le porte automatiche) presenti all'interno della struttura commerciale, sussiste la responsabilità da cose in custodia sia nella fase antecedente che nella fase successiva alla stipulazione del contratto di compravendita delle merci acquistate, ed anche nei confronti della persona che, a prescindere dall'acquisto, si trovi nei locali.