15 febbraio 2022
Vans fa causa a Walmart per presunte imitazioni di scarpe da ginnastica
Walmart Inc. ha esortato un giudice a negare la richiesta di Vans di un'ingiunzione preliminare per bloccare temporaneamente il negozio dalla vendita di scarpe che, a suo avviso, violano i suoi modelli.
La Redazione
Nella presente vicenda (Vans, Inc. et al, v. Walmart, Inc., et al, 8:21-cv-01876), Vans e la sua società madre hanno intentato una causa per violazione del marchio e concorrenza sleale contro Walmart in un Tribunale federale della California sostenendo che Walmart – attraverso le proprie etichette interne – ha inondato il mercato con prodotti economici e di bassa qualità, e scarpe confusamente simili che sono poco più che delle palesi versioni knockoff delle scarpe Vans. 
Secondo la ricorrente:
  • la Walmart sta violando intenzionalmente i suoi marchi e i diritti di immagine commerciale;
  • le offerte sosia di Walmart causano confusione, portano i consumatori in errore creando l'impressione falsa e fuorviante che i beni degli imputati siano prodotti o distribuiti da Vans.  
Per queste ragioni, la Vans ha chiesto un'ingiunzione preliminare per impedire a Walmart di continuare a vendere versioni "copiate" di "praticamente tutte le sue scarpe più vendute.

precisazione

La società madre di Vans possiede anche marchi di abbigliamento e scarpe tra cui The North Face e Timberland.

A sua volta, il marchio Walmart ha sostenuto che Vans aveva aspettato troppo a lungo per intentare causa contro di esso, avendo saputo delle calzature presumibilmente in violazione per almeno 18 mesi, confutando così la presunzione di danno irreparabile. Dunque, secondo Walmart, il rimedio straordinario di un'ingiunzione preliminare non era giustificato in quanto Vans non stava subendo alcun danno irreparabile e, di conseguenza, non stava perdendo vendite.

precisazione

Walmart ha affermato che avrebbe perso non solo le vendite, ma che ci sarebbero stati "costi logistici enormi" per rimuovere le scarpe dagli scaffali di oltre 3.500 negozi negli Stati Uniti.

In conclusione, le argomentazioni delle parti su questo fronte sono particolarmente interessanti data la frequenza con cui i marchi (nel mercato globale) indicano i commenti dei consumatori sulle piattaforme di social media e sui siti web dei marchi/rivenditori, in particolare nelle sezioni di revisione dei prodotti, per stabilire un rischio di confusione.