12 maggio 2021
Nuovo monito della Consulta in tema di ergastolo ostativo per reati di mafia

Affidato al legislatore il compito di decidere quali altre scelte potranno accompagnare l'eliminazione della collaborazione con la giustizia quale unico mezzo attraverso cui accedere alla liberazione condizionale per gli ergastolani condannati per reati di stampo mafioso.

a cura di La Redazione

Con l'importante ordinanza n. 97 dell11 maggio 2021, la Corte Costituzionale ha affermato che la collaborazione con la giustizia non può costituire l'unica via per accedere alla liberazione anticipata da parte dei soggetti condannati all'ergastolo per reati di mafia.

Le norme censurate dalla Cassazione e portate all'attenzione della Consulta prevedono, infatti, che gli ergastolani per i suddetti reati, qualora non collaborino con la giustizia, non possono essere ammessi al beneficio della liberazione condizionale, al termine del quale potrà estinguersi la pena in caso di comportamento corretto, nonostante possano accedere a tale beneficio gli altri condannati alla pena perpetua quando abbiano scontato almeno 26 anni di carcere.
Secondo la Corte è proprio l'effettiva facoltà di conseguire la libertà condizionale a rendere l'ergastolo compatibile con le disposizioni costituzionali e, in particolare, con l'art. 27 Cost., dunque la disciplina ostativa pone a carico del condannato che non collabora con la giustizia una presunzione assoluta di perdurante pericolosità che non può essere superata se non con la collaborazione stessa.
L'incompatibilità con la Costituzione deriva proprio da tale carattere assoluto della presunzione che rende la collaborazione con la giustizia l'unica via per accedere alla valutazione vertente sulla restituzione della libertà all'ergastolano.

A tal proposito, la Consulta ha affermato che «La collaborazione con la giustizia non necessariamente è sintomo di credibile ravvedimento, così come il suo contrario non può assurgere a insuperabile indice legale di mancato ravvedimento: la condotta di collaborazione ben può essere frutto di mere valutazioni utilitaristiche in vista dei vantaggi che la legge vi connette, e non anche segno di effettiva risocializzazione, così come, di converso, la scelta di non collaborare può essere determinata da ragioni che nulla hanno a che vedere con il mantenimento di legami con associazioni criminali».
Ciò posto, la Corte Costituzionale evidenzia che, tuttavia, un suo intervento demolitorio nella disciplina in esame produrrebbe effetti disarmonici sull'equilibrio della medesima, rischiando di compromettere le esigenze di sicurezza collettiva e di prevenzione generale che ne stanno alla base. Per tale ragione, rinvia il giudizio alla data del 10 maggio 2022, affidando al legislatore il compito di modificare questo aspetto della disciplina riguardante l'ergastolo ostativo, decidendo quali altre scelte possono portare alla liberazione condizionale senza passare necessariamente dalla collaborazione con la giustizia.